domenica 18 dicembre 2016

LA VR A "CHE LIBRO TI REGALO" (2016)

Il 19 dicembre 2016, alle ore 9.00, Pietro Li Causi e Federica Restivo parleranno, alla manifestazione "Che libro ti regalo" (Biblioteca Interdisciplinare di Discipline Umanistiche - Piazza S. Antonino n. 1, Palermo), del primo libro del De beneficiis.
In questa occasione, gli ex alunni della VR del 2013-14 renderanno disponibile a tutti gli utenti della rete il pdf con il testo della traduzione cooperativa da loro svolta, che sarà possibile scaricare a QUESTO LINK.

martedì 30 settembre 2014

LA VR E IL DE BENEFICIIS SUL NUMERO 0 DI 'CLASSICOCONTEMPORANEO'

E' con gioia che vi comunichiamo l'avvenuta pubblicazione, sulla sezione "Laboratori" del numero 0 della rivista on line "Classicocontemporaneo", di un articolo che rende conto della nostra esperienza.

Per visualizzare l'articolo (e tutti i contenuti della rivista) basta registrarsi, gratuitamente, con nome utente e password su http://www.classicocontemporaneo.eu.

Per la visione diretta dell'articolo, comunque, si può anche cliccare qui: https://www.academia.edu/8556512/Il_De_beneficiis_di_Seneca_e_la_V_R._Cronaca_di_un_progetto_didattico.

lunedì 9 giugno 2014

La VR E IL DE BENEFICIIS A PADOVA


Cliccando sul link sottostante è possibile scaricare il testo della relazione presentata da Pietro Li Causi (docente) e Roberto De Fortis (rappresentante degli studenti della V R) al convegno "Fili, intrecci, orizzonti" tenutosi il 12. 4. 2014 presso l'Università degli Studi di Padova.

CLICCA QUI PER LA RELAZIONE

venerdì 23 maggio 2014

AGGIORNAMENTO: Ben. 1. 15

Lucio Anneo Seneca

De Beneficiis
Libro I Capitolo XV

[1.15.1] In realtà io non impongo indugi ai benefici: perché quanto più grandi e più numerosi essi saranno, tanto maggiore sarà la lode che recheranno. Purché ci sia un criterio; infatti non possono essere cari a nessuno se dati a caso e in maniera sconsiderata. [1.15.2] Per la qual cosa, se qualcuno pensa che noi, quando diamo questi precetti, richiudiamo la generosità all’interno del suo recinto e apriamo per lei un campo meno vasto, di certo ha ascoltato inutilmente le nostre raccomandazioni. Infatti quale virtù veneriamo di più? A vantaggio di quale virtù usiamo di più i nostri stimoli? A chi si confà questa esortazione se non a noi che vogliamo rafforzare la compattezza sociale del genere umano? [1.15.3] Ma come? Poiché nessun impeto dell’animo, anche se incomincia da una giusta intenzione, è virtuoso, a meno che il senso della moderazione non l’abbia trasformato in virtù, vieto che la generosità si trasformi in prodigalità. Un beneficio si riceve con piacere e per giunta con le mani rivolte verso il cielo, quando è la ragione a farlo pervenire a chi è degno e non dove la sorte o un moto irrazionale lo trasporta; un beneficio di questo tipo piace ostentarlo ed ascriverlo a se stessi. [1.15.4] Tu chiami benefici quelli dei quali ti vergogni di far conoscere il nome dell’autore? Ma quei benefici, quanto più sono graditi e quanto più penetrano nel profondo dell’animo destinati a rimanervi per sempre, quando ti rendono felice mentre pensi più a chi te li ha dati che a ciò che hai ricevuto? [1.15.5] Crispo Passieno soleva dire di preferire di alcuni il giudizio piuttosto che il beneficio, di altri, invece, il beneficio piuttosto che il giudizio, e aggiungeva degli esempi. “Preferisco,” diceva, “ il giudizio del divo Augusto, mentre di Claudio preferisco il beneficio.” In realtà io ritengo che non si debba aspirare al beneficio di nessuna persona il cui giudizio non vale nulla. [1.15.6] E quindi? Non si sarebbe dovuto accettare quel che era dato da Claudio? Si doveva, ma come se fosse stato dato dalla fortuna, della quale sarebbe meglio sapere che può all’improvviso diventare avversa. Perché scindiamo queste cose che sono mescolate tra di loro? Non è un beneficio quello a cui manca la sua miglior parte, ovvero l’esser stato dato con discernimento: altrimenti una grande quantità di denaro, se non è stata donata con criterio e nemmeno con una retta disposizione d’animo, è più un tesoro che un beneficio. E invece sono molte le cose che è necessario accettare senza però il bisogno di sentirsi in debito.

mercoledì 14 maggio 2014

AGGIORNAMENTO: Ben. 1. 14

Lucio Anneo Seneca

De Beneficiis
Libro I Capitolo XIV


[1.14.1] Adesso ritorniamo al tema proposto. Se qualcuno offre un beneficio ad una persona qualsiasi, esso non risulta gradito a nessuno. Nessuno, infatti, si ritiene ospite di un oste o di un locandiere, così come nessuno si ritiene commensale di chi offre un banchetto pubblico, in occasione del quale si può dire: “cosa mi ha offerto? Di certo mi ha dato la stessa cosa che ha dato a quell’altro che conosce a stento, e a quell’altro ancora, che per giunta gli è ostile ed è un uomo dai costumi turpissimi. Per caso, mi ha ritenuto degno di qualcosa? Si è solo comportato seguendo la sua inclinazione malata!”. Se vuoi che un beneficio sia gradito, fa’ che sia raro. Chiunque è disposto a sentirsi debitore . [1.14.2] Nessuno però interpreti queste mie considerazioni al punto da credere che io stia riconducendo dentro il suo recinto la generosità o che ne stia frenando il cammino tirando troppo le briglie. Al contrario, la generosità esca all’aperto quanto vuole; ma cammini! Non vada girovagando a caso! È dunque lecito effettuare elargizioni pubbliche, ma in modo tale che chiunque, anche se ha ricevuto assieme a molti altri, non creda di essere uno fra i tanti. [1.14.3] Per tutti ci sia un qualche segno particolare di familiarità che permetta di coltivare la speranza di essere stati ammessi nella cerchia più ristretta. Ognuno dica: “ho ricevuto la stessa cosa che ha ricevuto quell’altro, ma spontaneamente. Ho ricevuto la stessa cosa che ha ricevuto quell’altro, ma io l’ho ottenuta in un lasso di tempo più breve, mentre quell’altro ha dovuto aspettare a lungo prima di meritarsela. Ci sono altri che hanno la stessa cosa che ho io, ma chi gliela ha offerta non gliela ha data con le stesse parole, non con la stessa affabilità. Quell’altro ha ricevuto il dono dopo averlo richiesto, io non lo avevo chiesto. Quell’altro ha ricevuto, ma gli sarebbe venuto più facile contraccambiare, ma la sua vecchiaia e il fatto di essere privo di figli offrivano grandi garanzie. A me ha dato di più, sebbene abbia dato la stessa cosa che ha dato ad altri, poiché ha dato senza sperare di ottenerne qualcosa in cambio”. [1.14.4] Come la prostituta si divide fra molti clienti, facendo in modo di lasciare a ciascuno una qualche impressione del suo affetto esclusivo, così chi vuole che i suoi benefici siano graditi, escogiti il modo per obbligare molte persone e, al contempo, far sì che ognuna di esse ottenga qualcosa grazie alla quale si senta preferita rispetto alle altre.

martedì 6 maggio 2014

AGGIORNAMENTO: Ben. 1. 13

Lucio Anneo Seneca

De Beneficiis
Libro I Capitolo XIII


[1.13.1] Quando Alessandro il Macedone, dopo avere conquistato l’Oriente, innalzava il suo animo al di sopra della condizione umana, i Corinzi si congratularono con lui per mezzo degli ambasciatori e gli fecero dono della loro cittadinanza. Poiché Alessandro era scoppiato a ridere di fronte a questo genere di offerta, uno degli ambasciatori gli disse: «A nessun altro, ad eccezione che a te e ad Ercole, abbiamo mai dato la cittadinanza». [1.13.2] Allora Alessandro accettò ben volentieri l’onorificenza non comune e, dopo aver trattato gli ambasciatori cordialmente e con ogni altro genere di riguardo, considerò non chi gli offriva la cittadinanza, bensì la persona alla quale era già stata offerta in passato; e così, quell’uomo dedito alla gloria, di cui non conosceva le alterne fortune e la misura, seguendo le orme di Ercole e di Bacco, e non fermandosi nemmeno laddove esse si erano arrestate, rivolse la propria attenzione al compagno della sua onorificenza, distogliendola da chi gliela stava offrendo, in quanto - quasi come se avesse il cielo nelle sua mani (quel cielo che abbracciava con la sua mente piena di illusioni) - veniva accomunato ad Ercole. [1.13.3] Ma cosa aveva in comune con lui questo giovane folle, che al posto della virtù possedeva una fortunata avventatezza? Ercole non vinse niente per sé: attraversò il mondo intero, non desiderando, ma valutando cosa vincere, nemico dei malvagi, protettore dei buoni, pacificatore della terra e del mare. Costui invece, fin dalla giovinezza, fu un predone, un saccheggiatore di popoli, una rovina tanto per i nemici quanto per gli amici, al punto da reputare un sommo bene l'essere il terrore di tutti i mortali, dimenticando che non sono temuti soltanto gli animali più feroci, ma anche quelli più codardi, a causa del loro veleno mortale.

venerdì 2 maggio 2014

AGGIORNAMENTO: Ben. 1. 12

Lucio Anneo Seneca

De Beneficiis
Libro I Capitolo XII


[1.12.1] Se possiamo scegliere noi cosa dare, cercheremo soprattutto cose destinate a durare, in modo che il nostro dono sia quanto meno possibile soggetto a deperimento. Poche persone, infatti, sono così riconoscenti da continuare a pensare a ciò che hanno ricevuto anche quando non se lo trovano più davanti agli occhi. Anche gli ingrati sono costretti a imbattersi nel ricordo che li assale assieme all’oggetto del beneficio e che, quando balza davanti al loro sguardo, non permette loro di dimenticarsene, anzi imprime e inculca a forza nelle loro menti la figura della persona del benefattore. Proprio per questo, dunque, dobbiamo cercare oggetti destinati maggiormente a permanere, perché a richiamare alla memora i benefici che abbiamo fatto non dobbiamo essere noi: sarà lo stesso oggetto a destare un ricordo che va sbiadendo. [1.12.2] Donerò più volentieri dell’argenteria piuttosto che del denaro, delle statue piuttosto che una veste o degli oggetti che un uso breve finisce per deteriorare. Sono pochissime le persone che rimangono riconoscenti dopo che i doni che hanno ricevuto non ci sono più; di più sono quelli che non tengono a mente le cose ricevute per un tempo più lungo di quello che passano ad utilizzarle. Io, invece, se è possibile, non voglio che il mio dono si deteriori: che rimanga visibile, che stia attaccato al mio amico, che viva con lui! [1.12.3] Nessuno è tanto stolto da avere bisogno che gli si ricordi di non mandare in dono gladiatori o animali da caccia quando ormai il tempo dei giochi è passato, o di regalare vestiti estivi in inverno e vestiti invernali in estate. Vi sia, nel beneficio, un senso comune: si tenga conto delle circostanze, del contesto, della tipologia delle persone. Alcune cose, infatti, possono risultare gradite o non gradite a seconda dei momenti. Quanto è più gradita la cosa che diamo a chi non la possiede rispetto a ciò che si dà a chi ne ha già in abbondanza! Quanto è più gradita la cosa che il nostro amico cerca, senza trovarla, da tanto tempo, rispetto a quella cosa che invece potrà vedere in ogni dove! [1.12.4] Più che essere preziosi, i doni siano dunque rari e ricercati, tanto da trovare il loro posto anche presso una persona facoltosa. È questo, ad esempio, il caso di quei frutti molto comuni, di cui ci stufiamo nel giro di pochi giorni, ma che piacciono se sono arrivati in anticipo rispetto alla loro stagione. Avranno pure il loro pregio anche quelle cose che nessun altro ha dato loro o che noi stessi non abbiamo mai dato a nessun altro.